Dream, Create, Connect. 5 buoni motivi per dire Sì al Native Content.

Barbara Corti | Digital Product Director Condé Nast

Il native content sappiamo essere uno dei temi maggiormente discussi negli ultimi due anni da Brand (indipendentemente dalla industry) e Publisher e il valore che può generare sulla sua capacità di catturare attenzione è oramai consolidato. Il talento nell’essere attrattivi verso i propri consumatori attraverso contenuti di qualità, sta divenendo un asset fondamentale, trasversale ed integrato, rispetto a qualsiasi tipo di media e canale comunicativo impiegato per veicolare campagne di comunicazione, soprattutto in logica omni-channel.

La definizione del Native ADV è semplice e per nulla nuova.

na·tive ad·ver·tis·ing
n. Native advertising is a form of paid media where the ad experience follows the natural form and function of the user experience in which it is placed.*

I Brand cercano da sempre la costruzione di relazioni con i consumatori, nella speranza di generare sell-out, e il content marketing è da molto tempo uno degli strumenti più efficaci per farlo. Ovvio che la sua capacità di raggiungere dei KPI’s sostanziali parte dalla sua capacità di mettere a fuoco ciò che è davvero rilevante e useful per l’audience, ingaggiandolo su temi, topics, valori, allineati a quelli dei Brand.

Quello che fa il Native Content è capitalizzare l’attitudine nel generare relazioni, dove già esiste una naturale predisposizione ad appassionarsi alle storie: i magazine.

Se prendiamo come spunto alcuni dati a supporto, scopriamo quali sono davvero le ragioni per dire di Sì al Native Content e per abbracciarne i suoi valori essenziali.

*Fonte: Definizione ufficiale Native ADV. Sharethrough.com

1) IL CLICK SUL NATIVE FUNZIONA

Mediamente un contenuto native riceve il 52% in più di attenzione rispetto ad un banner tradizionale.*

Questo perché i lanci editoriali dei Native Content hanno la capacità di attrarre maggiormente il lettore attraverso immagini e copywriting affini al tipo di audience che sta navigando il sito, ingaggiandolo su temi e topics a lui vicini. Inoltre i contenuti sono naturalmente condivisibili sulle fanbase e quindi già predisposti a una distribuzione naturalmente social.

*Fonte: http://www.emarketer.com/Article/Consumers-Engaged-with-Rich-Media/1011282

2) I LANCI NATIVE SONO CONTENUTI EDITORIALI

Più del 60% dei Millennials percepisce il contenuto branded come un contenuto editoriale. *

I contenuti nativi corrispondono al visual design e all’esperienza di navigazione e lettura che avviene all’interno del magazine, e vengono percepiti dagli utenti come dei contenuti editorali naturalmente integrati, acquisendo rilevanza e autorevolezza. La capacità e il talento del publisher sta proprio nel generare una storia integrata alla testata di riferimento in termini di tone of voice e di guideline editoriali.

*Fonte:  NewsCred Millennial Survey 2014

3) TUTTI AMANO LE STORIE

Il 96% delle persone in U.S. dichiarano di fidarsi maggiormente dei brand che usano il contenuto per informarli, ispirarli, divertirli.*

Un recente studio ci conferma che la trustiness dei brand aumenta in relazione alla loro capacità di generare storie, senza necessariamente veicolare call-to-action funzionali alla vendita o alla promozione. Raccontare delle storie che le persone realmente vogliono guardare, leggere e ascoltare è il modo più efficace di generare valore sulla lunga distanza, e come drive to sell.

*Fonte:  Boston Consulting Group study 2015

4) I MILLENNIALS SONO SEMPRE MENO SENSIBILI ALL’ ADV TRADIZIONALE

L’ 86% delle persone non è in grado di ricordare l'ultimo banner o pubblicità che hanno visto.*

I Millennials considerati il Santo Graal dei potenziali consumatori, con quasi una vita intera di potere d'acquisto davanti a loro (Secondo uno studio di eMarketer avranno più di 1,4 trilioni di dollari di potere d'acquisto entro il 2020), sono sempre più attratti e disposti ad avvicinarsi a quei Brand disponibili e generosi nel dare a loro un valore aggiunto. Ecco perché il 32% dei Millennials trovano i branded content utili e sono disposti a condividerne il contenuto sui social indipendentemente che sia branded o no, la chiave è che sia rilevante per loro. I Millensials consumano una quantità abbondante di contenuti ma spesso perdono interesse dopo solo 10 secondi. Sono una generazione che si sente ‘indipendente’ che non vuole essere influenzata e ha bisogno di rilevanza culturale o di puro entertainment.

*Fonte:  http://www.adotas.com/2013/03/study-86-of-consumers-suffer-from-banner-blindness/

5) CONDÉ NAST DO IT BETTER!

Oltre 20 milioni di utenti ogni mese sceglie di interagire con le nostre storie.*

Ogni mese milioni di persone decidono di connettersi con le nostre storie e di generare 3,2 interazioni al secondo (share, commenti, like). La capacità di sognare, creare e di connettere è nel DNA di Condé Nast da sempre. Per farlo usiamo i migliori fotografi, scrittori e talenti sul mercato.

The proof is in the data. I contenuti semplicemente funzionano.

*Fonte:  WebTrekk